Si può curare l’omosessualità? Terapie riparative! No grazie….

“L’omosessualità è una variante naturale
del comportamento umano”.
OMS -Organizzazione mondiale della Sanità

COSA SONO LE TERAPIE RIPARATIVE?

Sotto il nome di terapie riparative (reparative theraphy) o di conversione si riuniscono diversi modelli terapeutici tesi a modificare l’orientamento o l’identità sessuale di un individuo da omosessuale a eterosessuale. L’approccio “riparativo” all’omosessualità nasce nei primi anni ottanta dagli studi di Elizabeth Moberly, un teologo inglese, che, nel testo Homosexuality: A New Christian Ethic, individua tra le cause dell’omosessualità “incomprensioni” nel rapporto tra padre e figlio.

Le terapie riparative hanno assunto visibilità mediatica internazionale per il lavoro di Charles Socarides, uno psichiatra americano, e Joseph Nicolosi, uno psicologo clinico americano cattolico conservatore, fondatore e direttore della Thomas Aquinas Psychological Clinic ed ex presidente del Narth, l’associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell’omosessualità.

COME SI SOMMINISTRANO LE TERAPIE RIPARATIVE?

Stando ai testi di Joseph Nicolosi l’approccio alla conversione di omosessuali in eterosessuali è multiforme e si basa sulla terapia psicanalitica, biblioterapia, psicoterapia di gruppo fino alla terapia del sogno. Sono poi importanti elementi come l’iniziazione alla mascolinità, il superamento del falso ‘io’, la ricomposizione del rapporto con il padre, il recupero della competizione e rapporti maschili non sessuali. Anche la castità e la preghiera sono utili alla buona riuscita della terapia.

CHI CURA GLI OMOSESSUALI?

I tentativi di convertire omosessuali in eterosessuali non è supportato dalla pratica medico clinica ufficiale ma proviene da diverse associazioni che si rifanno ai valori cristiani come le americane NARTH, Exodus e Courage o l’europea Living Waters. Questi gruppi offrono consulenza, organizzano conferenze, sedute psicoterapeutiche e seminari sovente dietro compenso.

In Italia non operano vere e proprie filiali delle associazioni menzionate bensì piccoli gruppi, legati a realtà religiose, generalmente dotati di una leadership carismatica che si rifanno alle teorie propagandate da Nicolosi e le diffondono attraverso blog, siti web, media cattolici o il passaparola. Questi gruppi trovano spazi proprio in ambienti messi a disposizioni da diocesi e parrocchie per organizzare seminari e riunioni di preghiera rivolte ad omosessuali e lesbiche.

Nella realtà italiana il lavoro dei terapeuti di omosessuali non è mai pubblico e visibile (o le è solo in parte) e i terapeuti italiani, più volte sollecitati a confrontarsi con psicologi e psichiatri hanno sempre opposto un netto rifiuto. Questi gruppi poi, non parlano mai esplicitamente di “cura” e “terapia” dell’omosessualità, ma usano forme metaforiche come “rifioritura” o “nuovi percorsi” per gli omosessuali.

LE TERAPIE RIPARATIVE FUNZIONANO?

In ambito scientifico è netta e unanime la condanna delle “terapie riparative” come inefficaci, inutili e pericolose. Associazioni professionali di psicologi e psichiatri di tutto il mondo (soprattutto statunitensi) hanno più volte condannato tali terapie esprimendo l’impossibilità di giudicare con criteri scientifici gli studi teorici di Joseph Nicolosi che si presentano come aneddotici e lacunosi. Lo stesso Nicolosi, relativamente all’efficacia delle proprie terapie ha dichiarato che su di un terzo dei sui pazienti la terapia non ha alcun effetto, mentre un altro terzo dei suoi pazienti avrebbe avuto un “significativo miglioramento, comprendono il proprio lato omosessuale ed esprimendo un certo senso di controllo”. Gli altri pazienti sarebbero invece “guariti” in quanto si astengono dal sesso e la frequenza dei desideri omosessuali è diminuita anche se non necessariamente annullata.

IL NO DELLA SCIENZA ALLE TERAPIE RIPARATIVE

1991 – Gerald Davison, ex presidente dell’Association for the Advancement of Behavior Therapy, dichiara che la terapia di conversione è eticamente impropria e la sua esistenza conferma solo i pregiudizi sociali e professionali contro l’omosessualità.

1993 – L’American Academy of Pediatrics pubblica un documento relativo alle linee di condotta dei pediatri intitolato “Omosessualità ed adolescenza” critico ad ogni forma di terapia ripartiva che sarebbero “controindicate, perché possono provocare senso di colpa e ansietà avendo poco o nessun potenziale per realizzare cambiamenti di orientamento”.

1994 – L’APA, American Psychiatric Association rilascia una scheda informativa sulle terapie riparative che dice che “non ci sono pubblicazioni scientifiche a sostegno dell’efficacia di ‘terapia riparativa’ come un trattamento per cambiare l’orientamento sessuale”. L’APA pubblica anche un opuscolo intitolato “Risposte alle vostre domande su orientamento sessuale e omosessualità”. Nell’opuscolo è ribadita la condanna alle terapie riparative: “l’omosessualità non è una malattia mentale e non vi è alcuna ragione scientifica per tentare la conversione di lesbiche o omosessuali […] molte delle affermazioni [sulle terapie riparative, ndr.] provengono da organizzazioni con un punto di vista ideologico sull’omosessualità, piuttosto che da ricercatori di salute mentale, i trattamenti ed i loro risultati non sono ben documentati, e il periodo di tempo che i clienti sono seguiti dopo il trattamento è troppo breve”.

1996 – La National Association of Social Workers (NASW), l’associazione nazionale americana degli assistenti sociali, adotta la seguente linee giuda: “Le terapie di conversione dell’orientamento sessuale presuppongono che l’orientamento omosessuale sia patologico e liberamente scelto. Non sono disponibili dati che dimostrano che le terapie riparative o di conversione siano efficaci, ed in effetti possono essere dannose. […] NASW scoraggia gli assistenti sociali a fornire trattamenti destinati a modificare l’orientamento sessuale o a fare riferimento a programmi o pratiche che pretendono di farlo”.

1997 – L’APA condanna esplicitamente le terapie riparative di Joseph Nicolosi e del Narth con una risoluzione approvata a larga maggioranza: “Considerando che alcuni professionisti della salute mentale sostengono trattamenti di lesbiche, gay, bisessuali basati sulla premessa che l’omosessualità è un disturbo mentale (es., Socarides, Nicolosi, et al, 1997); Considerando che l’etica, l’efficacia, i benefici e il potenziale di danno delle terapie che mirano a ridurre o eliminare l’orientamento sessuale omosessuale sono oggetto di dibattito ampio nella letteratura professionale e dei media popolari (Davison, 1991; Haldeman, 1994; Wall Street Journal, 1997); […] l’APA afferma i seguenti principi in materia di trattamenti modificativi l’orientamento sessuale: che l’omosessualità non è una malattia mentale (American Psychiatric Association, 1973), e che gli psicologi “non partecipano consapevolmente o tollerano ingiuste pratiche discriminatorie“. La risoluzione che implicitamente dichiara non etica la terapia ripartiva conclude: “l’American Psychological Association si oppone a rappresentazioni di gay, lesbiche, bisessuali, giovani e adulti, a malati di mente a causa del loro orientamento sessuale e sostiene la diffusione di informazioni precise circa l’orientamento sessuale, e la salute mentale, ed opportuni interventi al fine di contrastare pregiudizi che hanno sede nell’ignoranza o in credenze infondate sull’orientamento sessuale”.

1999 – L’APA, American Psychiatric Association dichiara che “non esiste alcuna evidenza che le cosidette terapie riparative abbiano efficacia nel convertire un orientamento sessuale in un altro”. La dichiarazione sottolinea anche i “grandi” rischi potenziali della terapie riparative: “depressione, ansia, e comportamento autodistruttivo”.

L’American Counseling Association adotta una posizione contraria alla promozione della “terapia riparativa ” come una” cura “delle persone omosessuali.

2000 – Il consiglio di amministrazione dell’Associazione Nazionale americana degli Assistenti Sociali (NASW) adotta una risoluzione che dice: “L’aumento delle campagne mediatiche, spesso accoppiato con messaggi coercitive da familiari e membri della comunità, ha creato un ambiente in cui lesbiche e gay sono spesso spinti a cercare terapie riparative o di conversione, che non possono e non cambieranno il loro orientamento sessuale”.

2009 – Il Royal College of Psychiatrists inglese dichiara di condividere “sia le preoccupazioni dell’American Psychiatric Association che dell’American Psychological Association” sulla non scientificità dei contributi terapeuti del Narth e sui pericoli delle terapie riparative su pazienti omoessuali. L’Australian Psychological Society , sul suo sito, dice: “L’orientamento omosessuale non è una malattia e non vi è alcuna ragione scientifica per tentare la conversione di lesbiche o omosessuali all’eterosessualità. L’Australian Psychological Society riconosce la mancanza di prove scientifiche sull’utilità della terapia di conversione, e sottolinea che possono essere dannose per l’individuo”.

IL NO ITALIANO ALLE TERAPIE RIPARATIVE

1) “Lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona”. Giuseppe Luigi Palma Presidente dell’Ordine Nazionale Psicologi (fonte: Agenzia stampa AGI, 8 gennaio 2008)

2) “Gli psichiatri non possono curare qualcosa che non ritengono una malattia. Il nostro manuale diagnostico, il DSM 4°, non contiene l’omosessualità tra le malattie. E’ stata cancellata nel DSM 3, da molti anni ormai. Come può un medico a curare qualcosa che non è una malattia?” Elvezio Pirfo, referente per l’Albo degli Psicoterapeuti dell’Ordine dei Medici di Torino, che sull’argomento si è confrontato proprio con il presidente dell’ordine dei medici, Amedeo Bianco, e ci parla in nome, e per contro, dello stesso. (fonte: “Pride”, febbraio 2008).

3) “Qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l’eterosessualità o verso l’omosessualità è contraria alla deontologia professionale ed al rispetto dei diritti dei propri pazienti… inoltre le cosiddette ‘terapie riparative’, rivolte a clienti aventi un orientamento omosessuale, rischiano, violando il codice deontologico della professione, di forzare i propri pazienti nella direzione di ‘cambiare’ o reprimere il proprio orientamento sessuale, invece di analizzare la complessità di fattori che lo determinano e favorire la piena accettazione di se stessi”. Ordine degli psicologi
12 maggio 2010

Studio Psicoterapia e Sessuologia di Civitanova Marche (MC) e San Benedetto del Tronto (AP)

Cosa trattiamo

  • Disturbi d'Ansia

    • Attacco di panico
    • Disturbo d'ansia Generalizzato
    • Fobia Sociale
    • Disturbo Ossessivo-Compusivo
    • Disturbo Post Traumatico da Stress
    • Ipocondria
    • Agorafobia
    • Claustrofobia
  • Disturbi dell' Alimentazione

    • Anoressia Nervosa
    • Bulimia Nervosa
    • Disturbo da Alimentazione Incontrollata
  • Disturbi di Personalità

    • Disturbo Evitante di Personalità
    • Disturbo Dipendente di Personalità
    • Disturbo Paranoide di Personalità
    • Disturbo Istrionico di Personalità
    • Disturbo Narcisistico di Personalità
    • Disturbo Borderline di Personalità
  • Disturbi dell'Umore

    • Depressione
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    • Depressione post-partum
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    Insonnia

    Mancata elaborazione del lutto

    Problematiche relazionali e di comunicazione

  • Disturbi sessuali

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